Rafforzare l’aderenza terapeutica nelle patologie croniche non è solo una priorità clinica, ma anche una leva strategica per generare valore economico da reinvestire nell’innovazione, soprattutto in oncologia. È questo il messaggio emerso mercoledì 1 aprile a Roma durante l’incontro “Dalla Fondazione all’Innovazione: come generare valore per la Sanità Pubblica”, che ha visto la partecipazione dei vertici del Gruppo Servier, delle istituzioni, del mondo accademico e della diplomazia francese, per discutere il futuro del Servizio Sanitario Nazionale tra sostenibilità e accesso all’innovazione.
Il modello industriale di Servier
Al centro del dibattito il modello industriale di Servier, guidato da una Fondazione non profit: l’azienda non risponde ad azionisti, ma reinveste il 100% degli utili nello sviluppo e nella ricerca. Questa struttura consente una visione di lungo periodo: il Gruppo francese, già riferimento in cardiologia e ipertensione, punta a rafforzarsi anche in oncologia e neurologia, con attenzione ai setting rari e ad alta complessità.
Servier è presente in oltre 130 Paesi e produce oltre il 95% dei principi attivi in Europa. Nell’ultimo esercizio, con 6,9 miliardi di euro di ricavi, ha registrato una crescita del 16,2%, con il comparto oncologico che rende conto ormai di un terzo delle vendite globali.
La gestione delle patologie cardiometaboliche
In Italia, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche richiedono una gestione efficace dei pazienti cardiometabolici, in un’ottica di sostenibilità del SSN. Secondo Servier, l’innovazione incrementale — come la semplificazione degli schemi posologici — è la chiave per garantire la continuità terapeutica. Grazie alle terapie di combinazione per ipertensione e dislipidemie, circa un paziente su dieci oggi può gestire meglio i principali fattori di rischio cardiovascolare.
“Favorendo l’appropriatezza e l’aderenza, generiamo benefici tangibili sia sul piano clinico che su quello della sostenibilità economica,” ha affermato Emilio Gagliardi, Managing Director di Servier Italia & Malta,“Questo meccanismo virtuoso libera risorse che possono essere dirottate verso patologie ancora prive di soluzioni terapeutiche, come i tumori rari e le malattie orfane. La nostra innovazione incrementale alimenta l’innovazione disruptive e sostiene la nostra indipendenza al servizio dei pazienti.”
Creare un nuovo paradigma
Un’innovazione capace di introdurre soluzioni completamente nuove e creare nuovi modelli è il driver principale della roadmap strategica di Servier, supportata da un ecosistema di “Open Innovation”, collaborazioni e partnership con biotech, che rafforzano il posizionamento del Gruppo tra i player più dinamici in oncologia e neuroscienze.
Così anche i pazienti italiani possono accedere a terapie innovative di precisione “first-in-class”, capaci di trasformare il trattamento di tumori a prognosi infausta e orfani di terapie, come il colangiocarcinoma e la leucemia mieloide acuta, e, in futuro, gliomi a basso grado e melanoma uveale.
Un ecosistema ricettivo
Il passaggio dal laboratorio al paziente richiede però un ecosistema nazionale ricettivo. Durante il confronto sono emerse proposte concrete: dall’introduzione sistematica di indicatori di aderenza nel Sistema Nazionale di Garanzia, alla necessità di garantire accesso uniforme ai test genetico-molecolari su tutto il territorio.
L’obiettivo è favorire medicina di precisione e appropriatezza terapeutica, assicurando ai pazienti una disponibilità rapida delle terapie innovative. Fondamentale anche sviluppare partnership pubblico-private per produrre dati di Real World Evidence, a supporto di una programmazione sanitaria più efficace.
“Il tema dell’aderenza terapeutica nelle patologie croniche,” ha affermato Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, “si lega oggi a una dimensione più ampia di sostenibilità e competitività del sistema salute. In un contesto internazionale segnato da strumenti come la clausola del Most Favoured Nation, è fondamentale preservare l’attrattività dell’Europa e dell’Italia per gli investimenti farmaceutici. È necessario un quadro regolatorio stabile, competitivo e capace di valorizzare l’innovazione, anche attraverso un approccio value-based che riconosca il valore complessivo delle terapie in termini di esiti di salute, qualità della vita e benefici per il sistema nel suo insieme.”
Il contesto internazionale
L’analisi si è poi estesa al contesto internazionale, dove l’Europa fatica a mantenere il passo di Stati Uniti e Cina nello sviluppo di nuovi farmaci. Rigidità normativa e tempi di accesso al mercato rischiano di dirottare investimenti verso mercati più dinamici, fenomeno già in corso dopo l’introduzione dei dazi americani e della clausola del Most Favoured Nation.
In Italia persistono criticità strutturali, soprattutto nella ricerca clinica, dove barriere burocratiche legate alla privacy e la complessa applicazione del regolamento IVDR (In Vitro Diagnostic Regulation) rallentano la competitività. Per eccellere, servono investimenti mirati in digitalizzazione, infrastrutture e personale specializzato.
“L’Europa non può più permettersi una sanità frammentata, fondata su modelli disomogenei e procedure che rallentano l’innovazione. Oggi più che mai è necessario superare ostacoli burocratici, come i lunghi iter autorizzativi, e costruire una visione comune in cui ricerca e salute siano considerate asset strategici europei, non competenze isolate dei singoli stati. Solo unendo le forze potremo restare competitivi con potenze come Stati Uniti e Cina, garantendo ai cittadini accesso rapido alle cure e alle tecnologie più avanzate,” ha sottolineato l’On. Ylenja Lucaselli, membro della V Commissione della Camera dei Deputati.
Il vantaggio competitivo dell’hub Italia
L’Italia, con il suo solido settore farmaceutico, è in grado di posizionarsi come hub europeo di eccellenza. L’ottimizzazione dell’aderenza e l’integrazione della Value-Based Healthcare — sostenute da collaborazioni pubblico-private come Servier, Agenas e Altems — sono leve fondamentali per affrontare le sfide demografiche future.
“Il nostro Servizio Sanitario Nazionale rappresenta un’eccellenza riconosciuta, ma presenta anche criticità che non possiamo ignorare- ha ricordato l’On. Erik Umberto Pretto, membro della XII Commissione della Camera dei Deputati – Affrontarle significa avere il coraggio di innovare, investire nelle reti locali e valorizzare i professionisti. All’interno di questo processo è fondamentale implementare l’assistenza territoriale, che garantisce anche una maggiore aderenza alle terapie. Solo così potremo assicurare cure efficaci, accessibili e continue per tutti i cittadini,”